Liceo VERONICA GAMBARA - BRESCIA
Veronica Gambara
Poetessa fra le più note del Cinquecento italiano
Nacque a Pratalboino (Brescia) il 30 novembre 1485 in un'aristocratica famiglia, figlia del conte Gian Francesco e di Alda Pia dei principi di Carpi. Ricevette una raffinata educazione umanistica, studiando il greco e il latino, la filosofia e la teologia. Sin dalla fanciullezza Veronica ebbe una naturale inclinazione per le belle lettere. Nel 1509 sposò Gilberto, principe di Correggio e con lui trascorse una nuova vita. Era legata al consorte da un amore puro e profondo, gli dedicava dolci poesie nelle quali celebrava l'amore coniugale ed esaltava la bellezza, la luminosità degli occhi del suo amato. Nei primi anni del matrimonio ebbe due figli Ippolito e Girolamo, però queste gioie ebbero breve durata. A nove anni di distanza dalle nozze, Gilberto si ammalò e morì. Era il 26 agosto del 1518. La morte prematura di suo marito la sconvolse molto, dovette occuparsi sia della gestione degli affari di famiglia, sia dello stato di Correggio, che resse con molta prudenza e saggezza per tutta la vita. Ottenne varie cariche militari per il primogenito, Ippolito, e la porpora per Girolamo, l'altro figlio. Riuscì a conciliare felicemente gli affari politici e l'attività letteraria, intrattenendo corrispondenze con molti letterati ed uomini illustri dell'epoca come il Bembo, il Bandello, l'Ariosto, l'Aretino e l'imperatore Carlo V. Nel 1532 si recò a Verola presso i fratelli e questo ritorno ai luoghi della giovinezza la ispirò a comporre poesie. Ritornata a Correggio visse una vita solitaria e tutta spesa nelle pratiche religiose.
Morì il 13 giugno 1550.
Donna illustre che seppe essere moglie esemplare, madre affettuosa, padrona amorevole.
Le opere che ci rimangono sono le poesie e le lettere. La poesia è la sua vita, la sua anima, il suo cuore, con quella s'eleva, per quella l'amore e il dolore la traggono al culto dell'arte.
Le sue poesie sono dedicate a Gilberto, ai suoi occhi fonte d'infinite emozioni, nella loro espressiva mutevolezza "lieti, mesti, superbi, umili, alteri, occhi felici, occhi beati e cari, sempre sereni, allegri e chiari
Il suo modo di poetare, un lirismo legato alle forme del Petrarca e del Bembo, riscosse l'ammirazione dei più illustri letterati del suo tempo, con i quali scambiò delle lettere, dall'Ariosto al Bembo, dall'Aretino al Tasso, e soprattutto con Vittoria Colonna.
Il giudizio di alcuni storici: Corniani così si esprime: "Le sue lettere oltre il pregio di un'elegante semplicità, sono improntate di maturità, di franchezza, di maschile vigoria di pensiero, e le sue rime tendono per lo più ad adornare sentimenti nobili e gravi, benché talvolta non corrisponda ad essi lo splendore della dizione". Il Ginguenè ne parla più tosto a lungo: « Si disse comunemente che avvi nelle sue lettere e ne'suoi versi un'eleganza ed una dolcezza che si accostano da vicino a quelle del Petrarca...... ........... Tuttavia la sua dizione non è sempre splendida, le sue sentenze hanno per lo più una gravità che perteneva più al suo carattere che al suo sesso. » Mostra poi come essa fosse versata nella scuola dei platonici e dei teologi, e come diletti assai più quando « pone du un lato il platonismo e la teologia. »
Benedetto Croce scrive di lei: "Veronica Gambara era un'alta e severa dama, di sani e temperati affetti, di squisita educazione letteraria, e con grande compostezza e decoro letterario non meno che morale, rimava il non molto, e non molto originalmente pensato e sentito che aveva da dire."
Olindo Guerrini, nella prefazione alle rime delle tre poetesse del cinquecento Vittoria Colonna, Veronica Gambara e Gaspara Stampa, scrive invece: "La Gambara, delle tre, è forse quella che possiede meglio l'arte . . , Rende con facilità le impressioni esterne e con chiarezza le riflessioni di una poesia piana e melanconica. Le sue migliori rime sono le ottave dove veramente è qualche cosa della limpidezza cristallina dell'Ariosto, qualche alito della freschezza del Poliziano."
Suoi libri
Gambara, Veronica: Le rime. Firenze, L.S. Olschki, 1995
Gambara, Veronica: Rime e lettere. Firenze, G. Barbera, 1879
Gambara, Veronica: Madrigale. Milano, Biblioteca nazionale braidense, [200.?]
Su di lei
Costa-Zalessow, Natalia: Scrittrici italiane dal XIII al XX secolo. Ravenna, Longo, 1982 *
Pizzagalli, Daniela: La signora della poesia. Milano, Rizzoli, 2004 *
Zancan, Marina: Gaspara Stampa nel Cinquecento in "Una donna un secolo" a cura di Sandra Petrignani. Roma, Il Ventaglio, 1986 *