
Articolo tratto da www.emelzg.wordpress.com
Nell’ambito delle iniziative promosse per festeggiare il 150° anno dalla fondazione dell’ISTITUTO “V. GAMBARA”,
il 6 maggio 2010 si è tenuta nell’Aula Magna del Liceo la manifestazione: “Occhi lucenti e belli“. “Per conoscere Veronica Gàmbara, poetessa e donna di potere“, con la conferenza del prof. Graziano Melzani (già Dirigente Scolastico dell’Istituto), seguita da Letture dalle Rime di Veronica Gàmbara (voce recitante: prof.ssa Sara Venosta) e da Musiche rinascimentali eseguite dall’Ensemble vocale e strumentale del Liceo a indirizzo Musicale.
L’Aula Magna era gremitissima: erano presenti professori, studenti, lavoratori della scuola, genitori; alcuni docenti avevano insegnato al Gambara in anni ormai lontani e hanno potuto notare l’alto livello raggiunto dagli alunni del Musicale quando hanno eseguito musiche rinascimentali. Molto apprezzato è stato il coro (composto anche da docenti) che ha cantato il madrigale di Veronica Gàmbara: “Occhi lucenti e belli“.
Il prof. Graziano Melzani ha delineato la figura di Veronica Gàmbara, inquadrandola nel periodo della sua vita (1485-1550) e sottolineando i motivi per cui questa poetessa merita di essere ancor più conosciuta:
- motivi storici (periodo dal Medio Evo all’Età Moderna – Rinascimento – “piccole patrie” – Imperatori, Papi, Corti..).
- come letterata (poetessa, scrittrice), in contatto con Letterati e uomini di cultura.
- come donna, moglie, madre.
- come bresciana (con rapporti anche dolorosi con la città).
- come governante della Contea di Correggio.
Vengono indicati alcuni spunti emersi nella conferenza.
Studiando Veronica Gàmbara nelle sue varie funzioni, è inevitabile un confronto tra il Cinquecento e la nostra età:
il risultato è sorprendente; induce all’ottimismo, è come un’iniezione di fiducia, perché, considerato bene tutto, nonostante alcune impressioni superficiali, è evidente che ci troviamo in condizioni ben migliori di quelle in cui si trovò a vivere Veronica Gàmbara. Era il mondo delle “piccole patrie”; l’Italia era frantumata politicamente in una miriade di stati e staterelli, regni, principati, ducati, contee, signorie, comuni … in perenne lotta tra loro.
Persisteva la feroce divisione tra Guelfi e Ghibellini, anche all’interno di piccole realtà.
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Veronica Gàmbara nasce nel castello di Pralboino (Brescia) il 29/11/1485 dal conte Gianfrancesco, feudatario di Gàmbara, e da Alda dei Pio di Carpi.
Nel 1508 Veronica sposa Giberto X, Signore di Correggio (Reggio Emilia).
Nel 1509 il padre di Veronica è accusato da Venezia di tradimento; vengono confiscati i beni dei Gàmbara. Segue (nel 1511) la morte improvvisa del padre; Veronica si reca a Brescia con i due bambini piccolissimi, ma si trova in grave pericolo perché ribelli favorevoli a Venezia hanno occupato la città, costringendo i Gàmbara a rifugiarsi nel castello di Brescia con la guarnigione francese. Accorre Gaston de Foix con il suo esercito e saccheggia Brescia (19/2/1512), provocando un’immensa carneficina.
Veronica, tornata a Correggio, amareggiata, sente la terra natale come nemica.
Nel 1518 muore il marito di Veronica, che di fatto diventa la Signora di Correggio. Regge la piccola contea con saggezza, dandole circa 30 anni del più felice governo della sua storia.
In tale situazione Veronica Gàmbara sente forte la necessità di riprendere a scrivere, come aveva fatto soprattutto prima del matrimonio. Stabilisce rapporti con letterati (specialmente il Bembo), con l’imperatore Carlo V, con il papa (Clemente VII soprattutto). L’imperatore induce Venezia a togliere confisca e bando contro i Gàmbara (1529).
Nel 1531 Ludovico Ariosto viene ospitato da Veronica a Correggio ed è aiutato economicamente.
La poetessa torna, nel 1532, a rivedere i feudi bresciani, che Venezia ha restituito ai Gàmbara: è emozionata, ma anche risentita con chi aveva offeso la sua famiglia d’origine.
Il 13 giugno 1550 Veronica Gàmbara muore, a 64 anni, a Correggio, dove è sepolta.
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Veronica scrive poesie già a 15 anni; due anni dopo le manda anche al Bembo (1470-1547): inizia la sua corrispondenza con Pietro Bembo, poeta e letterato, che ha riscoperto il Petrarca e lo imita; il Bembo era considerato modello per la poesia e la prosa in volgare, era maestro indiscusso. Veronica lo prende ad esempio ed è molto sensibile ai giudizi e consigli che il famoso poeta non le fa mancare sulle sue composizioni.
Le RIME di Veronica Gambara comprendono: 57 sonetti, 5 madrigali, 4 poesie in ottave/stanze, 1 frottola (poesia per musica).
Il tema più trattato è quello dell’amore. “Canzoniere degli occhi lucenti” è definito dalla Pizzagalli il gruppo delle poesie indirizzate al marito, perché in diversi componimenti Veronica si rivolge direttamente agli occhi di lui, che procurano alla poetessa varie emozioni, fino a una specie di estasi.
Famoso è il madrigale “Occhi lucenti e belli“: fu messo in musica solo nel 1553 da Vincenzo Ruffo; poi da Luca Marenzio (1553-1590).
Altri argomenti (che talvolta si intrecciano) riguardano la natura (primavera), luoghi ameni (anche Brescia), la vocazione poetica (poesie scritte al Bembo, all’Aretino e altri letterati), la politica (specialmente all’imp. Carlo V e al Papa), la religione (alla Madonna; la “predestinazione”, questione allora molto sentita).
La Gàmbara ha della poesia un’idea precisa: deve esprimere cose vere (valori universali) in modo chiaro, che si ottiene grazie a una ricerca continua di migliorare lo stile. Vede nella poesia la possibilità di ottenere l’immortalità (nel senso di memoria presso i posteri).
La poetessa voleva ottenere un posto nella storia e nella letteratura. Credeva nel primato degli intellettuali: questi possono difendere i valori dell’umanità, guidare anche i politici e i governanti, non sempre attenti alle necessità degli Stati e dei popoli.
Veronica non accettava il pregiudizio dell’inferiorità femminile. Vedeva nell’attività di governo e nella poesia la possibilità di realizzarsi come donna.
Stranamente la Gàmbara non pensò alla pubblicazione delle sue numerose lettere, che costituiscono un capitolo a parte molto significativo, anche per il contributo che diede all’affermarsi della lingua in volgare nel Cinquecento.
Questo aspetto è studiato in modo molto attento dalla prof.ssa Elisabetta Selmi, che auspica il recupero di molte lettere inedite sparse in archivi, biblioteche ecc.
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Quali insegnamenti possiamo trarre da Veronica Gàmbara?
* I suoi rapporti con Brescia: a 500 anni di distanza possiamo capire il dolore di Veronica Gàmbara, quando suo padre fu accusato di tradimento, beni e feudi bresciani furono confiscati, i Gàmbara esiliati.
Ci poniamo una domanda: vale la pena di essere accanitamente divisi ancora come tra quelli che si dichiaravano Guelfi o Ghibellini?
* Veronica colpisce per la sua umanità: è pessimista, dubbiosa, piuttosto pigra, si sente perseguitata dalla “sfortuna”;
ma reagisce con la volontà, la fede, l’intelligenza:
- si dedica con passione agli studi, alla poesia;
- si tiene in contatto con intellettuali, poeti, artisti;
- tratta con governanti; si fa notare da re, papi, imperatore;
- governa per più di 30 anni la sua contea con saggezza;
- prende posizione su questioni religiose allora molto dibattute;
- fa scelte coerenti in politica.
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Una frase del BEMBO la scuote nell’ultimo periodo della vita; Veronica la riporta così:
“… ESSERE GRAN PECCATO IL LASCIARMI VENIRE RUGGINOSA LA MENTE“.
Questa è la sintesi del suo insegnamento.
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Il Liceo “Veronica Gàmbara” può essere orgoglioso di portare il nome di una donna così eccezionale;
non modello di perfezione, ma esempio di volontà e intelligenza, di fiducia nelle doti intellettuali, di coerenza nella vita e di generosità.